﻿{"id":19758,"date":"2017-02-20T11:34:12","date_gmt":"2017-02-20T10:34:12","guid":{"rendered":"https:\/\/diyandgarden.com\/?p=19758"},"modified":"2024-01-01T11:41:40","modified_gmt":"2024-01-01T10:41:40","slug":"osservatorio-fedelta-loyalty-marketing-e-disruption","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ten.giudansky.net\/new\/tendenze\/osservatorio-fedelta-loyalty-marketing-e-disruption\/","title":{"rendered":"Osservatorio Fedelt\u00e0, loyalty marketing e disruption"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\">di Roberto Boniburini e Cristina Ziliani, Osservatorio Fedelt\u00e0 Universit\u00e0 di Parma<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Fonte: <a href=\"https:\/\/www.promotionmagazine.it\/\">Promotion Magazine<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Lo scorso mese di ottobre si \u00e8 svolto all\u2019Universit\u00e0 di Parma il consueto Convegno dell\u2019Osservatorio Fedelt\u00e0 (www.osservatoriofedelta.it), che si dedica da oltre 15 anni all\u2019analisi delle <a title=\"Idee, trend e moda nel DIY, fai-da-te e giardinaggio\" class=\"aalmanual\" target=\"_blank\"   href=\"https:\/\/diyandgarden.com\/tendenze\/\">tendenze<\/a> in atto <strong>nel mondo della fidelizzazione della clientela e del crm<\/strong>. Quest\u2019anno si \u00e8 parlato di loyalty marketing e disruption, cio\u00e8 di cambiamenti che rompono scenari consolidati e modus operandi tradizionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il loyalty marketing \u00e8 stato \u201cdisruptive\u201d per <strong>due principali ragioni<\/strong>: perch\u00e9 ha introdotto l\u2019orientamento alla fidelizzazione che rompe il cerchio dei tradizionali indicatori di successo aziendale &#8211; vendite, quota di mercato, profitti di breve &#8211; e afferma come misure chiave la retention e il customer lifetime value, ovvero la capacit\u00e0 dell\u2019impresa di generare profitti di lungo periodo attraverso il mantenimento dei clienti attuali; perch\u00e9 ha mostrato che l\u2019adozione di iniziative di fidelizzazione non ha confini settoriali n\u00e9 di dimensione aziendale.<\/p>\n\n\n\n<p>I programmi fedelt\u00e0, i club, la gestione del cliente secondo logiche di crm sono presenti in tutti i paesi e settori e, grazie alla \u201crivoluzione digita- le\u201d, <strong>sono alla portata delle imprese pi\u00f9 piccole come delle pi\u00f9 grandi<\/strong>. Fare loyalty nel tempo \u00e8 passato dall\u2019offerta di promozioni fedelt\u00e0 e proposte mirate e personalizzate per segmenti e singoli clienti a un approccio pi\u00f9 strategico che vede la creazione di un universo brandizzato intorno al cliente, riconosciuto con mezzi diversi, che pu\u00f2 accedere a privilegi e servizi che lo supportano in una o pi\u00f9 attivit\u00e0 per lui rilevanti, non solo relative all\u2019acquisto. La <strong>loyalty \u00e8 cio\u00e8 diventata \u201cloyalty servizio<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le opportunit\u00e0 per avvolgere il cliente in uno spazio di marca che ne mantenga il \u201clook and feel\u201d si sono moltiplicate con l\u2019aumento dei cosiddetti touchpoint, ovvero tutte le occasioni di contatto, che vanno dai media classici e digitali al punto di vendita, alle conversazioni spontanee sui social. I clienti e potenziali clienti si muovono liberamente nello spazio di mercato, vengono in contatto e ricordano combinazioni diverse di questi touchpoint, ovvero, con un\u2019espressione in uso negli ultimi anni, \u201ccompiono diverse journey\u201d tra i touchpoint.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 incominciato, allora, a sentire l\u2019esigenza di considerare non ciascun touchpoint in s\u00e9, ma la somma degli effetti di questi contatti, per cercare di valutare l\u2019esperienza complessiva che il cliente ne trae e garantire un\u2019esperienza di qualit\u00e0. \u00c8 cos\u00ec che <strong>si \u00e8 incominciato a parlare di customer experience management<\/strong>, che ha questi tratti distintivi: ha come obiettivo finale la fedelt\u00e0; la cultura su cui si fonda \u00e8 guardare le cose dal punto di vista della reazione del cliente (esperienza); si realizza attraverso processi di disegno non del prodotto, ma delle esperienze del cliente, che si concretizzano nel disegno di touchpoint che siano connessi, coerenti, sensibili al contesto, che raccontano il brand theme; richiede innovazione organizzativa per la condivisione e lo sfruttamento dell\u2019insight e alleanze esterne con altri player.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta a nostro avviso del <strong>punto di fusione tra il marketing strategico e il crm<\/strong>, ovvero tra la prassi di marketing com\u2019\u00e8 sempre stata realizzata dalle imprese, fin dagli anni \u201960, e la cultura di crm che si fonda sulla visione relazionale, sulla raccolta di dati puntuali, l\u2019analisi e l\u2019impiego dell\u2019insight. Il salto rispetto al solo crm \u00e8 l\u2019orientamento non pi\u00f9 solo ad azioni operative (le offerte targettizzate e la gestione della relazione), ma anche alla progettazione strategica (nuovi prodotti e servizi, studio della concorrenza e del mercato).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 la visione del nostro Osservatorio. <strong>Ma cosa pensano le imprese?<\/strong> A che punto sono nella realizzazione del customer experience management? A questo abbiamo <strong>dedicato una ricerca<\/strong> nel mese di settembre, di cui presentiamo i risultati. Uno studio internazionale (Homburg e altri, 2015) condotto su manager di diversi settori ha portato a individuare cosa intendono le imprese per customer experience: \u201clo snodarsi delle risposte sensoriali, affettive, cognitive, comportamentali e relazionali di un individuo a un brand o azienda\u2026 che si produce attraverso una serie di contatti con i touchpoint del brand\/azienda <strong>nelle fasi pre, durante e post acquisto<\/strong>, e il confronto continuo con le con- temporanee esperienze che l\u2019individuo realizza nel proprio ambiente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo partiti da qui per chiedere quanto le aziende italiane si rispecchiassero in questa definizione: <strong>solo il 30% ha concettualizzato la customer experience in modo molto simile<\/strong>. Il rimanente 70% ha una visione diversa o, meglio, la nostra impressione \u00e8 che non sia ancora arrivata a utilizzare questa categoria di pensiero, come dimostrano diversi commenti: la definizione \u00e8 condivisa, \u00e8 l\u2019adozione da parte dell\u2019azien- da che \u00e8 lontana; il livello di maturit\u00e0 sull\u2019argomento in azienda \u00e8 molto basso: direi che non abbiamo una vera definizione; non abbiamo mai definito cosa s\u2019intende; <strong>non ragioniamo con questa categoria mentale<\/strong>; la visione \u00e8 pi\u00f9 limitata e molto verticale, per singoli canali: non abbiamo ancora una visione complessiva dell\u2019esperienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Gestire la customer experience <strong>\u00e8 decisamente chiaro per il 19% dei rispondenti<\/strong>, per il 27,5% se si considerano le aziende che vendono online. Essersi attrezzate per gestire pi\u00f9 canali, e in particolare touchpoint diversi che consentono la transazione, ha necessariamente fatto maturare il pensiero strategico dell\u2019impresa nel senso di garantire un\u2019esperienza positiva cross-canale. <strong>Meno del 7% delle aziende<\/strong> che non vendono online, e che non hanno quindi dovuto affrontare strategicamente la complessit\u00e0 del viaggio tra touchpoint, ha chiaro cosa s\u2019intende per gestione della customer experience.<\/p>\n\n\n\n<p>Se meno del 20% delle imprese ha chiaro cosa significa la customer experience, sono ancora meno quelle che si sentono davvero in grado di realizzarla: <strong>solo il 13% ritiene elevata la propria capacit\u00e0 in questo senso<\/strong>. La sfida pi\u00f9 ardua che le aziende dovranno affrontare \u00e8 riuscire a rinnovare costantemente la customer experience, non solo per sfuggire a possibili attacchi della concorrenza, ma anche perch\u00e9 il consumatore si abitua in fretta alle novit\u00e0 e ha bisogno di essere stimolato continuamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il modo migliore per essere reattivi sul mercato, e continuare cos\u00ec a rinnovare e innovare la customer experience, \u00e8 sempre quello che prevede l\u2019utilizzo dei touchpoint, che servono s\u00ec all\u2019azienda per offrire servizi al consumatore o come strumenti promozionali, ma soprattutto come mezzo per acquisire preziosi insight. <strong>Ma cosa significa saper gestire la customer experience?<\/strong> Sono molte le capacit\u00e0 richieste, le scelte organizzative e le sfumature culturali che facilitano l\u2019orientamento al customer experience management.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi ci limitiamo a indagarne alcuni, che riteniamo elementi necessari, fondamentali per il customer experience management. In primis, \u00e8 necessaria la capacit\u00e0 di <strong>raccogliere sistematicamente dati di qualit\u00e0 sui singoli clienti<\/strong> nei diversi touchpoint. Su questo fronte, \u00e8 emerso che i touchpoint dai quali le imprese traggono con continuit\u00e0 informazioni di cliente sono: programma fedelt\u00e0,&nbsp;email marketing, customer service\/call center, sito web, social media, concorsi e coupon. <strong>\u00c8 basso lo sfruttamento della pubblicit\u00e0 online<\/strong>, degli sms, dei chioschi elettronici <strong>e della figura dei promoter<\/strong> rispetto alla penetrazione che questi touchpoint hanno sui <a title=\"Cosa chiede il pubblico e il cliente del settore DIY fai-da-te e giardinaggio\" class=\"aalmanual\" target=\"_blank\"   href=\"https:\/\/diyandgarden.com\/consumatori\/\">consumatori<\/a> italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>La qualit\u00e0 dei dati raccolti non sembra essere una criticit\u00e0: seppure con differenze tra settori, poco meno del 30% delle aziende ritiene elevata la qualit\u00e0 dei dati di cliente raccolti dai touchpoint (considerando accuratezza, coerenza, tempestivit\u00e0 e qualit\u00e0 complessiva). Il secondo tassello, pi\u00f9 critico della qualit\u00e0 del dato, \u00e8 <strong>la capacit\u00e0 d\u2019integrare i dati di cliente<\/strong> provenienti dai touchpoint, in una vista unica, coerente e azionabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo chiesto alle imprese di<strong> valutare la propria capacit\u00e0 d\u2019integrazione delle informazioni di client<\/strong>e; il che implica diversi aspetti, che vanno dall\u2019integrazione di dati appartenenti a funzioni aziendali diverse, provenienti da fonti diverse, anche esterne, fino alla capacit\u00e0 di farlo a livello di singolo cliente: in media <strong>solo il 14% delle aziende ha una capacit\u00e0 elevata<\/strong> d\u2019integrazione dei dati di cliente, ma si notano significative differenze tra settori, perch\u00e9 solo il 9% dei produttori di beni di largo consumo ha questa elevata capacit\u00e0, contro il 14% della <a title=\"Dalla ferramenta alla grande catena del DIY e giardinaggio\" class=\"aalmanual\" target=\"_blank\"   href=\"https:\/\/diyandgarden.com\/distribuzione\/\">distribuzione<\/a> moderna e il 25% dei servizi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo step \u00e8 <strong>la condivisione degli insight di cliente tra diverse funzioni aziendali<\/strong> (condivisione \u201corizzontale\u201d) e tra diversi livelli gerarchici (condivisione \u201cverticale\u201d). Questo richiede un intervento sull\u2019organizzazione che poche aziende hanno realizzato: in media solo l\u20198% condivide gli insight orizzontalmente e il solo 13% tra livelli gerarchici. <strong>La situazione \u00e8 migliore solo nell\u2019ambito dei servizi<\/strong>, dove non superano comunque il 25% le aziende in grado di far permeare l\u2019organizzazione dalla conoscenza sviluppata sulla clientela. Raccolta dei dati, integrazione e condivisione nell\u2019organizzazione sono premesse per poter sfruttare l\u2019insight in ottica strategica. Qui il customer experience management si differenzia dal crm.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si misura <strong>la capacit\u00e0 di un\u2019impresa di sfruttare strategicamente l\u2019insight?<\/strong> Per poter cogliere queste abilit\u00e0 aziendali abbiamo adattato una scala di misura delle capacit\u00e0 strategiche utilizzata negli studi internazionali di marketing (Kohli e altri, 1993) e abbiamo investigato 13 ambiti di applicazione dell\u2019insight di cliente. <strong>Questi i dati emersi:<\/strong> meno del 20% delle aziende ritiene di avere un\u2019elevata capacit\u00e0 di gestione strategica tramite i touchpoint (nei servizi 27%); solo il 14% ritiene molto ben coordinate le attivit\u00e0 condotte sui touchpoint dalle diverse funzioni; le aziende sentono di gestire meglio le tipologie di informazioni pi\u00f9 \u201ccritiche\u201d, come reclami e scoperte particolarmente importanti sui concorrenti, mentre la capacit\u00e0 di rispondere a una manovra della concorrenza tramite i touchpoint \u00e8 molto limitata (6%); anche l\u2019uso dei touchpoint per condurre ricerche di marketing \u00e8 ristretto a poche aziende (14%); solo il 22% usa i touchpoint per scoprire cambiamenti nel settore o nelle preferenze dei clienti; <strong>vi \u00e8 una differenza significativa tra industria, retail e servizi<\/strong> per quanto riguarda il tempo dedicato dal marketing a discutere con le altre funzioni aziendali su quanto emerso dai touchpoint e la condivisione di quanto scoperto da una funzione con le altre: le aziende dei servizi sono decisamente pi\u00f9 abituate; le imprese che si preparano a vendere online tendono a essere pi\u00f9 avanti sui vari aspetti della gestione strategica dei touchpoint (21%).<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla ricerca emerge chiaramente come <strong>il mondo dei servizi mostri <\/strong>sia<strong> una consapevolezza maggiore<\/strong> del concetto di customer experience management sia una capacit\u00e0 gestionale dei touchpoint pi\u00f9 sviluppata. Questo non ci sorprende, dato che proprio i servizi sono stati pionieri nell\u2019offrire e coordinare la customer experience per esigenze legate alla natura del prodotto che offrono. \u00c8 l\u2019intangibilit\u00e0 del servizio, infatti, che ha evidenziato gi\u00e0 da molto tempo la necessit\u00e0 d\u2019investire sull\u2019esperienza da offrire al consumatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il percorso per arrivare alla padronanza del customer experience management richiede impegno non solo in ambito tecnologico, ma soprattutto <strong>sul fronte organizzativo, dunque culturale, dell\u2019impresa<\/strong>. Vi sono per\u00f2 buone ragioni per compiere tale sforzo: le imprese che eccellono nel customer experience management <strong>registrano performance economiche superiori alle altre<\/strong>. A conclusione del nostro studio abbiamo condotto un\u2019analisi per verificare la relazione tra capacit\u00e0 di gestire strategicamente touchpoint e risultati aziendali in termini di fatturato, marginalit\u00e0 e performance complessiva. \u00c8 emersa una correlazione significativa, controllando per dimensione aziendale, settore e orientamento alla relazione con la clientela.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/diyandgarden.com\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/2-1.jpeg\"><img data-dominant-color=\"e9efef\" data-has-transparency=\"false\" style=\"--dominant-color: #e9efef;\" decoding=\"async\" width=\"278\" height=\"180\" data-attachment-id=\"19762\" data-permalink=\"https:\/\/ten.giudansky.net\/new\/tendenze\/osservatorio-fedelta-loyalty-marketing-e-disruption\/attachment\/2-24\/\" 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